In una splendida cornice di pubblico si è tenuto giovedi 1 luglio presso una ripulita Corte delle Stelle l’incontro-dibattito su “Intercettazioni: diritto alla privacy o ostacolo alla sicurezza ed alla libertà di stampa”.
Ospiti di rilievo hanno relazionato su questa delicata materia, con parole comprensibili al grande pubblico, gettando una luce di verità su quanto stà avvenendo in Parlamento con questo disegno di legge governativo, che molti non a torto definiscono “bavaglio”.
Forse uno dei più attesi, anche per i suoi trascorsi scolastici nella nostra cittadina, era il dr. Gioacchino Genchi, Vice Questore di Polizia, con una grande competenza sulle intercettazioni che ha eseguito di persona per conto delle Procure di tutta Italia, riuscendo ad essere di prezioso ausilio nella cattura di pericolosi criminali o nella ricerca della verità. Egli, dopo un breve e commosso saluto ai suoi ex compagni di scuola e docenti, ha illustrato diverse tecniche adoperate per mettere sotto controllo i telefoni di presunti rei o delle vittime nonché per posizionare le cosiddette cimici, microtrasmettitori che consentono di sentire la conversazioni in diversi ambienti, il tutto farcito da aneddoti realmente accaduti che hanno facilitato e reso maggiormente piacevole l’attento ascolto degli uditori. Ha anche accennato alla sua spinosa vicenda personale che lo ha visto passare da prezioso servitore dello Stato ad indagato per presunte violazioni nello svolgimento della sua attività lavorativa, cosa che lo ha fortemente amareggiato ma nello stesso tempo gli ha consentito di provare la solidarietà di moltissime persone e spinto a pubblicare un libro che narra un pezzo della storia del nostro paese.
Altro importante ospite della serata è stato il dr. Gaetano Paci, Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, che ha affrontato l’argomento sotto una visuale tecnico-giuridica. Ricordando l’importanza delle intercettazioni telefoniche e ambientali nella scoperta degli autori di numerosi reati ma anche nella prevenzione degli stessi e per la ricerca delle prove, in un mondo nel quale la criminalità è sempre un passo più avanti della Giustizia nell’uso dei ritrovati tecnologici per il perseguimento dei loro fini illeciti. Casi come quello della Clinica degli orrori, dove si eseguivano interventi chirurgici invasivi e talvolta letali, non necessari, con il solo fine di ricevere i rimborsi dal Servizio sanitario, non sarebbero mai venuti alla luce senza questo prezioso strumento. Ricorda che l’Italia ha costituzionalizzato l’uso delle intercettazioni, contrariamente ad altri paesi come l’Inghilterra, la Francia o gli USA dove vengono disposte dalla Polizia senza necessità alcuna dell’autorizzazione da parte di un magistrato, terzo ed imparziale. L’approvazione del DDL in discussione alle Camere, renderà inutili e dispendiose le intercettazioni, in quanto potranno disporsi per 30 giorni prorogabili di 15 giorni e poi per altri 15, dietro autorizzazione di un Tribunale composto da tre giudici, ubicato nel capoluogo del distretto, con dispendio di tempo e di auto impegnate a fare la spola tra le varie Procure e il centro, portando fascicoli processuali sempre più voluminosi che finiranno per ingolfare il lavoro di questo collegio. Quale rispetto della privacy potrà mai giustificare la mancata cattura di persone che si sono macchiati di delitti, minando la sicurezza di tutti noi cittadini, la verità è che non sulla tutela della riservatezza delle persone comuni qui si vuole intervenire bensì su quella degli uomini politici o che ricoprono incarichi pubblici, anche se costoro per il semplice fatto di essere personaggi noti all’opinione pubblica non possono vantare un diritto alla privacy (parole della Corte Europea dei diritti dell’uomo).
Il dibattito è stato moderato dal giornalista RAI dr. Mario Azzolini che non ha mancato di fare le sue osservazioni sulle ripercussioni che con questa legge si avranno alla libertà di stampa, dove chi pubblica verbali di intercettazione rischierà sanzioni penali e multe pesantissime e ciò di fatto scoraggerà a dare ai cittadini una informazione compiuta.
E'seguito un aperto dibattito con il pubblico presente, che ha avuto anche accenni polemici ma che si è svolto sempre nei limiti della pacatezza e del rispetto per le altrui opinioni.
Da tenere scolpita nelle nostre menti la chiosa finale di Genchi laddove afferma: "COLORO CHE SONO ONESTI NON HANNO NULLA DA TEMERE DALLE INTERCETTAZIONI".
Una pagina importante è stata scritta l’uno luglio a Cefalù nella veicolazione di notizie ed opinioni che spesso vengono sottaciute dai media ufficiali al grande pubblico, speriamo che ad essa possano seguire altri momenti di confronto su temi che favoriscano la crescita culturale e sociale della nostra comunità.

Si è tenuto il 4 giugno presso la sala conferenze della Fondazione Mandralisca l'incontro-dibattito su "Integrazione produttiva e destagionalizzazione del turismo nel comprensorio cefaludese". Stante l'assenza imprevista di Mario Azzolini, i lavori sono stati moderati da Giovanni Cristina e preceduti dalla presentazione della neonata associazione Demos sez. di Cefalù ad opera di Nicola Pizzillo, l'incontro ha avuto come relatore il prof. Antonio Purpura docente di Economia del Turismo (nella foto primo a sin.), che ha effettuato una disamina tecnico-scientifica di come le istituzioni pubbliche e l'imprenditoria privata dovrebbero approcciarsi all'industria turistica, che non può essere nè frutto di improvvisazione nè un ripiego in caso di crisi di altri segmenti economici. La Sicilia ha un potenziale attrattivo favoloso ma ha tante presenze quanto la piccola isola di Malta, la quale possiede 1/6 della nostra capacità ricettiva, oppure solo 1/10 delle Baleari, questo è dovuto alla mancanza di una seria programmazione gestionale e ad un cattivo uso delle risorse finanziarie europee disponibili. I fondi europei 2007-2013 sono l'ultimo giro di danza, se non verranno sfruttati adeguatamente rischieremo di non avere altre occasioni per farlo. Bisogna comprendere che il turismo può essere praticato solo in zone che hanno una loro vocazione naturale, con bellezze paesaggistiche o storico-artistiche, i territori che invece possiedono una tradizione manufatturiera, agricola, possono entrare nel circuito turistico attuando sinergie con le strutture ricettive già presenti e mantenendo le loro peculiarità. E' compito di chi amministra saper selezionare le zone che devono fare turismo e stabilire cosa fare in altre aree prive di questa vocazione, per esempio destinandole alla produzione della spesa turistica locale. Per il nostro territorio, dapprima occorrerebbe effettuare una disamina delle presenze attuali di Cefalù e del Parco delle Madonie e verificare i flussi in un dato regime temporale (10 anni), verificando anche gli arrivi, i tempi di permanenza, la fidelizzazione della clientela (allo stato molto bassa) ma sopratutto quanta spesa media viene lasciata sull'intero territorio, ossia avere la capacità di catturare la spesa turistica tra ristorazione, souvenir, acquisto prodotti locali, ed è proprio quest'ultimo parametro che funge da discrimine tra un turismo stagionale mordi e fuggi ed uno che invece riesce ad abbracciare l'intero arco dell'anno. Bisogna saper fornire un buon prodotto non solo come soggiorno, ma anche come infrastrutturazione, servizi, svaghi, pulizia; è infatti l'insieme di tutte queste componenti che fa si che il cliente possa ritenersi soddisfatto della vacanza e a determinarlo a ritornare, oltre ad essere egli stesso veicolo pubblicitario con il passaparola riuscendo ad attirare nuova clientela. Viceversa se un turista parla male del territorio si crea un circuito perverso che allontana un numero esponenziale di possibili avventori, si calcola infatti che 1 turista insoddisfatto ne riesce ad allontanare 10. Il nostro è un problema di organizzazione degli apparati produttivi, dove coesistono due modelli di sviluppo: quello di Cefalù e del versante costiero, che nasce grazie ai tour-operators e si sviluppa con essi (v. Club Med); quello delle madonie più relazionale, con maggior presenza di agriturismi, B&B, microricettività e ristorazione tradizionale. Questi due modelli devono necessariamente intrecciarsi, non solo dal punto di vista di migliori infrastrutture viarie di collegamento, ma sopratutto attraverso lo scambio di esperienze imprenditoriali maturate sulla costa verso l'interno, solo così potra realizzarsi quel turismo integrato e sostenibile che sarà fonte di sviluppo duraturo e generale della nostra comunità.
